Benvenuti in America

Per la prima volta non parlo di itinerari e non do consigli di viaggio. Questo post parla di America. Di com’è la vita in America.

L’America vera. Quella che ancora non avevo visto. Quella che non è famosa ma ti ricorda comunque un film. Quella che non c’entra niente con New York e la California, con la Walk of Fame e la Route 66. Quella che scopri salendo su un autobus per andare a trovare un caro amico. E nessuno su quell’autobus è in vacanza, nessuno è un turista. E ti confondi volentieri con tutte quelle persone.

L’America che vai a cercare tu. Altrimenti non la vedrai mai e continuerai a dire che gli Stati Uniti ti piacciono un sacco. Pensando con sguardo sognante alla vista di New York dall’Empire State Building.

L’America è un grande paese e un paese molto grande. Fermandosi alle grandi città non si può capire quanto sia grande davvero. L’America la vediamo in ogni film da quando siamo bambini e alla fine ci andiamo e ci stupiamo di come tutto sia uguale ai film. Invece è proprio così.

Le case, i prati davanti alle case, le strade.

com'è la vita in america

Dintorni di Syracuse

Quello che dai film non si può percepire è come sono gli americani ”normali”, quelli che non vivono a Manhattan o a Beverly Hills. Le distanze con cui devono fare i conti. La semplicità del loro stile di vita, paragonato agli standard europei. Le periferie. Le stazioni di servizio in mezzo al nulla. I chilometri e chilometri di strade. L’isolamento che simili distanze provocano. Diecimila etnie, religioni, tradizioni diverse. Tutte insieme e tutte divise.

L’America mi ha sempre affascinato, sin da quando l’ho vista per la prima volta a 17 anni. Allora furono le palme della California ad accogliermi, appena uscita dalle porte di ‘Lax’. È uno dei miei ricordi più vividi e se ci ripenso mi emoziono ancora. In seguito ci sono stati altri viaggi, compreso un periodo di 3 mesi nella gelida e meravigliosa Chicago.

Ebbene si, ho il ”mal d’America”.

Per qualche ragione, l’America riesce a darmi una carica unica. Cerco di tornarci più o meno ogni due anni e quando non ci vado per molto tempo è come se mi mancasse qualcosa. Come se sentissi il bisogno di andare a dare un’occhiata oltreoceano.

L’ultimo viaggio, due mesi fa, mi ha portata dove mai avrei pensato di andare: Syracuse, NY. A trovare un caro amico che ama l’America come l’amo io. Di più, in realtà. Lui l’ama così tanto d’aver deciso di volerla chiamare ‘casa’.

Syracuse, NY.

Chiaramente ci attacchi qualche giorno a New York. Un pò per non dover spiegare a tutti dov’è Syracuse, un pò perchè di New York non se ne ha mai abbastanza. In realtà però sei carica al pensiero di vedere finalmente un pò di vera, autentica, genuina America. New York ormai un pò la conosci e conti di tornarci chissà quante volte.

A Syracuse no. Per andare lì ci vuole un (buon) motivo.

Da New York si parla di un’ora di aereo o quasi sei di autobus. Più o meno lo stesso tempo che ho impiegato per volare da Londra a New York. Io ho scelto l’autobus, sottovalutando ampiamente quelle sei ore e ansiosa di guardare fuori dal finestrino tutto il tempo.

Per qualche ragione, ti senti molto più in viaggio su un autobus per Syracuse che su un aereo per New York.

Non sai cosa aspettarti, e questo ti da una strana carica.

Cosa aspettarsi? Non molto, in realtà. Nel senso che non ci sono molte ‘cose da vedere’ da quelle parti.

Ad aspettarti però c’è l’America, che in fondo è una serie di storie che si intrecciano e insieme le danno corpo.

Durante questo viaggio ho scattato a mente alcune fotografie. Pezzettini di vita vera in America.

Eccone alcuni.

Il mio amico Nik.

C’è il mio amico Nik, che da due anni vive qui, quasi al confine con il Canada e alterna giorni di felicità a giorni in cui, forse, si chiede cosa ci faccia qui. Così lontano dalle sue origini.

Syracuse non è San Diego, non è Chicago, non è nemmeno New York. E’ semplicemente America, ed è quello che ha sempre voluto. E’ un luogo che lo ha accolto, anche se arrivarci non è stato semplice. E’ tutte queste cose, quindi per adesso va bene così.

A Syracuse ha trovato il suo primo lavoro e con esso la possibilità di iniziare una vita negli Stati Uniti.

Syracuse forse non è il posto in cui vivrà per sempre, ma è il primo posto che ha potuto chiamare ‘casa’ da quando è in America stabilmente. E io so che per questo porterà Syracuse sempre con sè. Ovunque andrà.

L’America è anche questo: un puntino su una mappa, che non sapevi nemmeno esistesse, ma che ti accoglie e ti dà la possibilità di realizzare il tuo sogno.

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 Paolo e il Cafè Express.

C’è Paolo che con il suo Cafè Express ha ricreato un pezzettino di Italia qui a Syracuse. Quasi un rifugio. Serve caffè e cappuccini fatti con la sua Cimbali e ogni bontà della vera pasticceria italiana.

Paolo è arrivato qui dalla Calabria trent’anni fa o più. Allora forse entrare in America era più facile a livello burocratico ma voleva comunque dire andare verso una terra sconosciuta. Armati solo di voglia di fare.

Paolo di italiani ‘veri’ ne vede pochi. Il suo locale è punto di incontro per immigrati che come lui vivono in America da 40 anni e che portano qui i  figli e i nipoti.

Gli italiani di seconda o terza generazione sono uno strano mix. Sono nati in America ma provano a sentirsi legati ad un posto, l’Italia, che spesso non hanno neanche mai visto.

Nel bar di Paolo c’è anche una saletta sul retro dove i più anziani giocano a carte, con le carte italiane. Vestiti come in Italia non si veste più nessuno. Un’eleganza d’altri tempi. Ad essere onesti sembrano un pò tutti dei boss usciti da un episodio de Il Padrino. Solo che queste sono brave persone, e mi fanno anche una certa tenerezza.

Il mio amico Nik viene qui ogni domenica dopo la messa, credo per ritrovare un pò quell’atmosfera da bar che in nessun caffè americano puoi trovare. Quando entriamo al Cafè Express, Paolo mi accoglie come se fossi una sua lontana parente che non vede da anni. Mi chiede subito se il cappuccino lo voglio ‘all’italiana”. Sembra davvero felice di poter servire qualcuno che in Italia ci vive. Prima che io vada via vuole anche scattarsi una foto con me.

Se passate da Syracuse, per qualunque ragione, andate a fare un saluto al mitico Paolo (419 Butternut St.).

I campus, gli studenti e la loro vita.

Ci sono i campus universitari, altro spaccato di America. Straordinariamente uguali a come li avete visti in tutti i film.

Le feste, i fusti di birra, la frenesia dell’ultimo giorno di lezione, le t-shirt con il nome del college stampato sopra, la cafeteria sempre affollata, gli sport di squadra, le confraternite con i ragazzi appollaiati sui davanzali.

Gli stessi ragazzi che ti salutano e ridono mentre gli fai una foto di straforo. Perchè per loro è tutto normale ma tu non puoi fare a meno di sentirti dentro un episodio di un telefilm.

La vita degli studenti americani è piuttosto affascinante. Il campus è una specie di micromondo che li avvolge per alcuni anni. Di sicuro non si divertiranno mai più così tanto in tutta la loro vita. Tutti gli universitari si divertono ma in America il college è un’esperienza totalizzante, e visitando i campus se ne ha un’idea molto chiara.

Syracuse è conosciuta principalmente per la Syracuse University, un’università privata abbastanza prestigiosa. Il campus non è grandissimo ma non manca nulla. Ci arriviamo proprio in occasione della festa per la fine dei corsi ed è qui che vedo da vicino cosa vivono questi ragazzi. A feste del genere in Italia ci scapperebbe il morto.

Continuo a sentirmi dentro ad un telefilm finché mentre bevo il mio espresso da Starbucks sento due ragazzi che si rivolgono a me:

”Hey, vieni alla festa di…più tardi?!”

”Ehm, no…veramente sono italiana e sono venuta a trovare un amico…”

Mi guardano ridendo come se avessi detto che vengo da Marte e si allontanano.

Nik mi porta anche a visitare i campus di Cornell University e Ithaca College. Sono entrambi a Ithaca, a circa un’ora da Syracuse. E’ una cittadina molto carina, ma è così carina perchè ci sono fiumi di studenti che la rendono incredibilmente vivace. Quasi tutto è a  misura di studente e passeggiando per le strade si respira l’entusiasmo delle nuove generazioni.

Anche questo è un pezzetto d’America e sono contenta di averlo visto. Questi campus non sono tra i più famosi, ma il bello è proprio questo. Non si trovano turisti e  si è immediatamente immersi nella vita di questi ragazzi, senza distrazioni.

Solo in un campus americano si respira l’idea che gli studenti siano il futuro di un paese, che lo studio sia il primo passo per costruirsi un futuro brillante. E non c’è bisogno di andare ad Harvard per cogliere questa atmosfera.

In fondo, se tutto il mondo copia le cerimonie di laurea americane, con i discorsi, le toghe e tutto il resto, un motivo ci sarà.

Skaneateles e il lusso per gli americani.

C’è Skaneateles, che per la cronaca si pronuncia ‘Schiniatles’. E’ una cittadina turistica distante circa mezz’ora da Syracuse, affacciata su un lago con acqua incredibilmente cristallina.

Chi vive a Syracuse aspira a costruirsi una casa sul lago proprio qui, a Skaneateles. Skaneateles ‘fa status’. Se hai un villino qui in qualche modo significa che ce l’hai fatta. Che non te la passi tanto male.

C’è tanto verde, strade contornate da belle case in stile vittoriano, negozietti, qualche chiesa, un ristorante sul lago molto buono e sempre affollato. E’ anche zona di vigneti, quindi si possono organizzare degustazioni e visite alle tenute.

I newyorchesi ricchi vanno in vacanza negli Hamptons, e un californiano potrà avere il suo bel villone a Malibu.

Ma l’America e gli americani non hanno tutti questi fronzoli. Credo che posti come Skaneateles rispecchino in modo più autentico l’idea di lusso degli americani.

Un posto tranquillo, dove avere una bella casa in cui rifugiarsi e stare a contatto con la natura, spettacolare protagonista di questo paese. Il lusso per gli americani ha poco a che fare con il jet-set e l’esclusività.

Chissà quante altre Skaneateles ci sono in giro per il paese.

Questo viaggio in America mi ha resa testimone di tante storie e tanti aspetti della vita in questo paese. Non posso dire la stessa cosa di tutti gli altri viaggi che avevo giá fatto in America. Da New York a Los Angeles, passando per Las Vegas.

Sono andata a trovare un amico e ho trovato, insieme a lui, un pezzettino di America autentica. Come metà del pianeta sogno ancora la mia vita immaginaria a Manhattan o a San Francisco, ma è inutile dire che dopo questo viaggio la mia America non mi piace di meno. Se possibile, mi piace ancora di più.

Ho il mal d’America. E non mi voglio curare.

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Ciao America, arrivederci alla prossima avventura insieme.

 

 

 

 

Getmewings

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2 commenti

  • Giuseppe Brai
    13 luglio 2017 a 13:55

    Molti interessante il tuo racconto sull’America, quella vera. Chissà che la mia musica non mi porti laggiù prima o poi. Faccio li scaramantico ma ci credo davvero. Ciao Laura.

    • Getmewings
      Getmewings
      13 luglio 2017 a 15:36

      Grazie! Fai benissimo a crederci davvero, parte tutto da lì! Un caro saluto

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